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venerdì 29 febbraio 2008

Il vento fa il suo giro

di Giorgio Diritti
Italia, 2005 – 110’ ca

Sarà presente alla proiezione Thierry Toscan, attore protagonista del film.

Auditorium San Marco, Palmanova. Inizio 20.30.

Considerato un piccolo evento prima al London Film Festival e poi alla
Festa del Cinema di Roma 2006, dove è stato presentato in anteprima,
il film ha avuto un ottimo riscontro di critica e di pubblico,
nonostante una distribuzione difficoltosa, come spesso capita alle
piccole produzioni nostrane.

Girato in tre lingue, italiano, occitano e francese, e con attori in
gran parte non professionisti, il film esplora con grande capacità
narrativa le conseguenze dell’arrivo di un pastore francese in cerca
di pascoli per le sue capre (e per la sua produzione artigianale di
formaggi) in un paesino della Valle Maira (Cuneo), Chersogno.

In apparenza una rivisitazione del tema della difficile accettazione
del diverso da parte di una chiusa comunità montana di poche anime,
spopolata e votata ad un turismo prevalentemente estivo, che si mostra
inizialmente gentile verso il nuovo arrivato, e poi via via più
ostile, il film offre in realtà diverse chiavi di lettura, finendo per
offrire anche una tutt’altro che scontata riflessione sull’incapacità
della società italiana di guardare al futuro, dato che sembra aver
dimenticato il proprio passato. Il confronto infatti non è solo con lo
stile “naif” del pastore (non proprio la rivisitazione del buon
selvaggio, dato che si tratta anzi di un professore che per scelta
decide di abbandonare la città e di dedicarsi alla pastorizia), ma con
la rimozione delle proprie origini. Questa rimozione porta nel film
all’incapacità di riconoscere la sofferenza, la difficile condizione
degli ultimi, rappresentati qui dalla figura del “matto del
villaggio”.

L’impronta olmiana del film è evidente (e del resto Giorgio Diritti è
stato alllievo di Ermanno Olmi), ma ciò che colpisce da parte di un
regista esordiente è la capacità di evitare la retorica e di andare in
maniera asciutta al cuore delle situazioni, narrando una storia
credibile dall’inizio alla fine, con la quale imbastire un’analisi
della società che travalica del tutto lo specifico della piccola
comunità montana. Tanto che è difficile uscire dalla proiezione senza
la sensazione di aver assistito ad un film importante, che ci tocca,
ci coinvolge proprio perché parla di noi, del nostro presente.

Diversi i riconoscimenti collezionati dalla pellicola a vari festival
internazionali: fra gli altri, il premio per il miglior film al Lisbon
Village Film Festival, e il Primo Premio Gran Prix Annecy Cinema
Italien.

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